Negli ultimi dieci mesi, con l’avvento della pandemia da Covid-19, il nostro ecosistema lavorativo e professionale ha subito una vera e propria rivoluzione: la tecnologia è entrata prepotentemente nella nostra routine giornaliera e si è posta strutturalmente al centro della maggior parte dei processi. In concomitanza con queste trasformazioni, sono emerse con chiarezza le carenze strutturali dell’ecosistema digitale italiano, derivanti principalmente da una lunga serie di investimenti parziali e lacunosi che si sono protratti negli anni.

A fronte di tale situazione, le iniziative in programma nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza a sostegno della digitalizzazione e dell’innovazione – l’interoperabilità delle banche dati delle PA, le reti ultraveloci in fibra ottica, il 5G e il monitoraggio satellitare – rivestono un ruolo fondamentale per il rilancio dell’Italia e per la ripresa economica del Paese. Secondo il DESI (Digital Economy and Society Index), l’Italia risulta 25° in Europa in termini di digitalizzazione, e ultima per competenze digitali di base e avanzate: in un contesto in cui la mediazione digitale dello schermo del PC si è imposta come principale paradigma relazionale e lavorativo, è evidente che un tale posizionamento non soltanto sia una macchia nell’immagine del Paese, ma anche un reale problema che si riflette sulla produttività.

Se l’implementazione di più solide infrastrutture digitali si risolverà in un programma denso e fattivo, quindi, ne beneficeranno la stragrande maggioranza dei settori, sia quelli che più direttamente dipendono dallo sviluppo digitale sia quelli che, all’apparenza, ne sono lontani. Se, al momento dell’attuazione e della concretizzazione dei programmi, il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza dimostrerà di aver individuato delle linee guida adeguate per trainare l’Italia verso il futuro, la sua spinta innovatrice potrebbe penetrare profondamente in tutti i comparti industriali italiani, compreso il settore dell’edilizia.

Ad ora, in attuazione del primo pilastro – innovazione, digitalizzazione, competitività e cultura – sono state individuate tre direttrici principali. La prima di queste mette al centro la digitalizzazione della Pubblica Amministrazione. La riforma delle PA, nel caso in cui essa riesca con successo, potrebbe essere determinante per la semplificazione della relazione tra il pubblico e il privato, dando seguito al millantato obiettivo di sburocratizzare il rapporto tra le imprese e lo Stato, che consentirebbe di rendere più fluide, ad esempio, le procedure di affidamento e gestione degli appalti pubblici.

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